Un romanzo sul dolore di vedersi strappare un figlio

La letteratura ha da sempre avuto il potere di esplorare i recessi più profondi dell’animo umano, mettendo in scena i dolori e le gioie che accompagnano l’esistenza. Nella scrittura, il tema della perdita, e in particolare quello della maternità strappata, si rivela un argomento di straordinaria intensità emotiva. I romanzi che trattano la sofferenza di una madre nel vedersi sottrarre un figlio sono capaci di toccare le corde più sensibili del lettore, di indurlo a riflettere sulle complessità della vita, sul sacrificio e sulla resistenza innata dell’amore. “Il sottile filo delle anime” di Liana D’Angelo è un’opera che affronta queste tematiche in modo crudo e autentico, con una narrazione che avvolge in un abbraccio morbido e al contempo straziante.

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Il sottile filo delle anime

La storia di Angela è un viaggio attraverso un’infanzia mancante, segnata da violenze domestiche, paura e silenzi che soffocano. In un contesto di profondo disagio, l’unico faro di speranza per lei è rappresentato dalla madre, la cui tragica scomparsa la costringe a un’ulteriore fuga. La fuga, tuttavia, non è solo fisica: è un tentativo disperato di liberarsi da un passato che pesa come un macigno sulla sua anima. La scrittura di D’Angelo riesce a riflettere questa disperazione con una prosa incisiva e evocativa, capace di trasmettere il tormento interiore della protagonista in maniera palpabile.

L’incontro con suor Maria, una figura di dolcezza e forza, segna una svolta decisiva nella vita di Angela, che finalmente trova un porto sicuro e un ascolto autentico. Questo personaggio, che incarna la resilienza e la compassione, diventa il catalizzatore di un cambiamento profondo. Le pagine in cui Angela si confronta con la sua nuova realtà, il suo corpo che cambia e la scoperta della gravidanza, sono scritte con una delicatezza che permette di cogliere le sfide interiori della protagonista: il rifiuto e la vergogna si intrecciano a un amore inaspettato e profondo verso il bambino che porta in grembo.

Il momento del parto è, in questo contesto, un punto di non ritorno: il primo sguardo tra madre e figlio avviene in un clima di ansia e speranza. Il piccolo Andrea diventa l’ancora di salvezza di Angela, spingendola a resistere di fronte a ingiustizie e avversità. D’Angelo affronta i temi della povertà e delle minacce con una lucidità inquietante, rendendo evidente che la battaglia di una madre per la custodia del proprio figlio è, in effetti, uno scontro contro un sistema che spesso appare insensibile e iniquo. L’autrice non si limita a narrare una storia: esplora le dinamiche di potere che si frappongono tra Angela e le istituzioni, evidenziando la vulnerabilità di una donna già segnata dal dolore.

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Il vero fulcro della narrazione è l’amore materno, un amore che si evolve in un’epica lotta per non perdere ciò che di più caro ha trovato in questo mondo difficile. La forza di Angela, alimentata dalle parole della madre e dagli insegnamenti ricevuti da suor Maria, diventa il motore di un racconto che trascende il singolo caso, toccando temi universali di resilienza e speranza. D’Angelo riesce a trasmettere con sensibilità il messaggio che il perdono possa, in qualche modo, prevalere sull’odio, rendendo la vicenda di Angela non solo toccante, ma anche ispiratrice.

Il sottile filo delle anime

Il sottile filo delle anime – D’Angelo, Liana

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Sofia Gentile

Critica Letteraria ed Editor

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Laureata in Lettere Moderne, lavora nel mondo dell'editoria da 15 anni. Divora libri di ogni genere, dalla narrativa contemporanea alla saggistica storica. Cura recensioni puntuali e approfondimenti culturali per gli amanti della lettura.

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